 Ci sono momenti, per noi uomini, in cui le parole diventano superflue,
inutili, perché i cuori sono troppo pieni di tristezza, di angoscia, e
facciamo fatica a parlare perché, sbigottiti, ci mancano le parole e, per
noi, parlano i silenzi.
Nei silenzi le parole si esprimono con i gesti; il linguaggio dei gesti, a
volte, assume un significato ancora più rilevante e profondo delle parole.
E il linguaggio dei gesti, nella nostra comunità, fin dal primo momento in
cui si è diffusa la notizia della perdita della piccola Emiliana, ha parlato
di solidarietà, di partecipazione al dolore, di affetto verso tutta la
famiglia e verso i tutti i parenti di Emiliana.
Questo perché qui da noi, comunità significa, ancora, soprattutto famiglia
allargata, ed Emiliana è stata sentita, considerata, una figlia, la figlia
di tutti, ed è per questo che mi riempie di orgoglio l'appartenenza a questa
comunità. I gesti, in questi
momenti, esprimono anche sofferenza e disperazione; essi manifestano il
timore e a volte, purtroppo, il desiderio che il mondo intero ci crolli
addosso.
Però noi non dobbiamo farci vincere dalla disperazione, noi viviamo di
certezze e di Speranza.
La nostra certezza siamo noi popolo di cristiani che formiamo la Chiesa, con
i nostri vincoli di solidarietà, di amore, di fratellanza, con le nostre
attività, con tutti i nostri pregi, ma anche con tutti i nostri difetti.
La nostra speranza, che poi è anche la nostra via, verità e vita, è Cristo
Gesù, che nel Battesimo ci ha associati, per sempre, alla sua Resurrezione
e ci ha concesso di rinascere alla gioia della vita eterna.
Il Risorto, quindi, è la nostra aspettativa di vita, e la stessa Emiliana,
che era una bambina piena di vita, di belle speranze e di sogni fantastici
da realizzare, non avrebbe voluto appartenere ad una famiglia o una comunità
angosciata, disperata, smarrita e chiusa in se stessa.
Per questo, vorrei, dobbiamo, continuare a parlare di vita e non di morte,
perchè Emiliana è viva, lei ora è un Angelo, e sarà, per sempre, in mezzo a
noi anche se non la vediamo; noi invecchieremo ma lei resterà sempre così
come la ricorderemo, un fiore in un prato fiorito, prematuramente spezzato
dalle avversità delle vicende umane, che il Signore ha raccolto e che
amorosamente custodisce accanto a se. Tutto questo ce lo rammenta
Gesù quando afferma: "I bambini vengano a me" e quando ci ha ricordato:
"Se non diventerete come questi bambini non entrerete nel Regno dei Cieli".
Don Sebastiano Bifulco
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